LAVANDA
 Lavanda Officinalis
Famiglia: Labiatae
Descrizione suffrutice perenne e sempreverde
Fusto: legnoso nella parte inferiore; fusti erbacei nella parte più alta
Foglie: lanceolate
Fiori:  spiga azzurra violacea
Impianto: autunno o primavera
Distanza piante: 50 cm. - 30 cm. per formare siepe
Fioritura: da giugno a settembre
Esposizione: pieno sole o mezzo sole
Terreno: secco e povero
Annaffiature: scarse
Concimazione: leggera ad inizio primavera
Potatura: a fine estate o a fine inverno al di sotto della vegetazione erbacea  
Manutenzione: facile
Sta bene in: aiuole, bordure, orto, vaso
Raccolta: in primavera per l’essicazione; in luglio-agosto per oli essenziali

IN CUCINA
L'uso alimentare della lavanda è molto limitato, a causa del suo spiccato profumo e del suo non facilmente combinabile sapore. I fiori sono usati soprattutto nella preparazione di dolci e biscotti, le foglie nella ricetta dell'agnello al forno o nei risotti abbinata al rosmarino. Singolare e deciso è il sapore del miele di lavanda.
IN ERBORISTERIA
I fiori della lavanda sono utilizzati per le numerose proprietà dovute alla presenza dell'olio essenziale (linalolo, acetato di linalile, limonene, cineolo, canfora, alfa-terpineolo, beta-ocimene), tannini, acido ursolico, flavonoidi e sostanze amare: principi attivi che conferiscono alla pianta azione sedativa e calmante sul sistema nervoso da utilizzare in caso di ansia, agitazione, nervosismo, mal di testa e stress e insonnia.
La lavanda svolge anche un'azione balsamica sulle vie respiratorie per questo è impiegata efficacemente nel trattamento di tutte le malattie da raffreddamento: influenza, tosse, raffreddore e catarro.
Inoltre la pianta, limitando la formazione e soprattutto il ristagno di gas a livello gastro-intestinale, possiede proprietà carminative e antispasmodiche in quanto calma dolori e gli spasmi addominali e aiuta a distendere la muscolatura del ventre.
La lavanda è un calmante nervino e antispasmodico molto usato nella causa delle vertigini, delle emicranie e dei dolori nervosi di testa.
Per uso esterno vanta proprietà detergenti, antinfiammatorie, analgesiche, antibatteriche, cicatrizzanti e decongestionanti.
La lavanda è anche utilizzata per detergere ferite e piaghe; per alleviare il prurito e le punture di insetti; e per ridurre le irritazioni del cavo orale.
E’ inoltre molto usata per profumare ambienti e vestiti, nei prodotti per la casa, per l’igiene personale, per proteggersi dalle zanzare e, in ambito cosmetologico, il suo olio essenziale è utilizzato nei profumi.

LAVANDA: QUEL PROFUMO DAL FASCINO ANTICO
La storia della lavanda è piuttosto oscura, perché le fonti antiche sono spesso poco congruenti tra loro.
Ci aiuta l’etimologia, che sembra risalire alla parola latina “lavare” e si riferisce all'abitudine degli antichi greci e romani di profumare l'acqua delle abitazioni e delle Terme con l'estratto alcolico dei suoi fiori (acqua di Lavanda). Già allora, inoltre, la lavanda era utilizzata come base per raffinati profumi e nella preparazione di decotti e infusi usati per la bellezza della pelle e dei capelli.
Secondo alcune ricostruzioni i primi a studiarne le proprietà furono Dioscoride e Plinio il Vecchio. Dioscoride è il primo, nel 50 d.C., a citare l’erba odorosa stoecha, che prenderebbe il nome dalle isole stecadi nelle quali è diffusa, e che usualmente si considera la lavandula stoechas.
In passato, oltre agli usi ornamentali e per l'olio essenziale che se ne ricava, è stata molto coltivata come pregiata pianta mellifera (da miele) ricca di nettare e di essenza: dopo essere stata visitata dalle api, infatti, la pianta produce circa il 20% in più di essenza.
Nei vecchi giardini era impossibile non trovare la lavanda, perché profumata, per la fioritura lunga, ma anche perché era ritenuta una pianta insettifuga.
Resiste ancora oggi l'usanza di tenere negli armadi della biancheria e dei cappotti di lana dei mazzetti di lavanda legati stretti, come ecologico, energico e profumato anti-tarme.
Nel passato si pensava che le sue spighe avessero il potere di allontanare malefici e streghe e talvolta sacchettini preparati con le spighe, venivano portati al collo come portafortuna.

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