DRAGONCELLO 
Artemisia dracubculus
Famiglia: Compositae
Descrizione: erbacea perenne rustica, cespugliosa
Fusto: molto ramificato
Foglie: strette, lisce e brillanti, color verde scuro.
Fiori:  piccoli, di colore giallo-verdognolo, riuniti in pannocchie
Impianto: in primavera (solo impianto)
Distanza piante: 40 cm.
Fioritura: estate-inizio autunno
Esposizione: sole
Terreno: ricco di humus e ben drenato
Annaffiature: costanti ma non eccessive
Concimazione: in primavera, usare prodotti specifici per aromatiche
Potatura: prima della ripresa della vegetazione
Manutenzione: facile
Sta bene in: vaso o piena terra
Sta bene con: tutti gli ortaggi
Raccolta: luglio-ottobre

PROPRIETA'
Il dragoncello è ricco di sali minerali e di vitamine A e C, oltre a molti costituenti (estragolo, capillene, ocimene, nerolo, tuione, limonene, cumarine, flavonoidi, tannini).
IN CUCINA
Il sapore del dragoncello è pungente e aromatico, a metà tra il sale e il pepe, per questo possiamo considerarlo un ottimo esaltatore di sapidità naturale, utile per ridurre l’uso del sale.
Il Dragoncello è adatto per insaporire piatti di pesce, frittate, salse, formaggi freschi, ripieni, marmellate e mostarde. Fresco e tritato, è ottimo nelle insalate e conferisce un gusto particolare all’olio e all’aceto in cui viene fatto macerare.
Le foglie congelate sotto forma di cubetti di ghiaccio aromatizzano le bevande fresche.
In Francia è un’erba molto apprezzata, tanto da essere compresa tra le fineS herbes impiegate nelle omelette. I francesi amano anche associarla al pollo, alle uova, alle zuppe e ai burri aromatizzati, ai funghi e ad alcuni tipi di senape. Inoltre è uno degli ingredienti principali della salsa bernese, utilizzata come condimento per la carne, della salsa al dragoncello e della tartara.
IN ERBORISTERIA
Il dragoncello presenta interessanti proprietà digestive ed è utile contro il mal di gola, favorisce la depurazione dell’organismo stimolando anche la diuresi, contrasta l’inappetenza ed ha anche proprietà antireumatiche (negli impacchi), antisettiche e aromatizzanti.
Un infuso di foglie preso dopo i pasti favorisce la digestione e l'eliminazione di gonfiori addominali.
Questa pianta è anche un antisettico naturale, utile contro il mal di gola e le infiammazioni del cavo orale.
Già nell'antica Grecia si masticavano foglie di dragoncello per alleviare il mal di denti.

IL PICCOLO DRAGO TRA STORIA E LEGGENDE
Il dragoncello è una pianta originaria della Russia meridionale e della Siberia, ma era nota fin dall’antichità: come già ricordato, per i Greci fu un antidolorifico contro il mal di denti e sembra che il dragoncello venisse anche chiamato artemisia nell’antichità in onore di Diana Artemide, poiché ritenuto in grado di regolarizzare il flusso mestruale.
Il dragoncello era noto anche presso i Romani come confermano le testimonianze di Plinio il Vecchio che ne esaltava le proprietà terapeutiche.
Noto presso gli Arabi, il dragoncello arrivò in Occidente in seguito alle Crociate e nel corso del tempo è diventato una pianta aromatica utilizzata non solo nella cucina francese, ma in tutta Europa. In Italia cominciò a diffondersi a partire dalla Toscana: sembra che fu importato da Carlo Magno nel 774 e coltivato per la prima volta nell’Abbazia di S. Antimo, a Montalcino, in provincia di Siena.
Già nel Rinascimento è citata con il nome di ‘drago’ da Messisburgo, celebre scalco alla corte estense di Ferrara, tra i fondatori della grande cucina italiana.
Una romantica leggenda narra che la pianta arrivò in Toscana molto più tardi, frutto della relazione - durante l’occupazione napoleonica - tra una ragazza senese e di un dragone, ossia un soldato a cavallo. Un giorno, scuotendo gli stivali dalla finestra, il soldato avrebbe fatto cadere dei semi in un vaso che la ragazza teneva sul davanzale. Il dragone presto ripartì per tornare nel suo Paese e da quel vaso nacque una piantina profumata che la ragazza chiamò dragoncello.
Sul perché questa pianta si chiami “piccolo drago”, esistono però anche molte altre teorie: la forma delle radici (che ricordano un groviglio di serpenti) potrebbe giustificarne il nome, ma è anche accreditata l'ipotesi che dietro questa scelta ci sia l'antica fama che ha questa pianta di guarire dai morsi di serpenti velenosi.

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