FINOCCHIO SELVATICO
Foeniculum vulgare
Famiglia: Umbrellifareae
Descrizione: erbacea perenne con grossa radice a fittone
Fusto: eretto e molto ramificato
Foglie: filiformi, dotate di guaina che abbraccia il fusto
Fiori:  gialli, piccoli e riuniti in vistose ombrelle
Impianto: semina in autunno; messa a dimora in primavera
Distanza piante: 30-35 cm.
Fioritura: da maggio ad agosto
Esposizione: sole-mezzo sole
Terreno: non ha esigenze particolari
Annaffiature: moderate: la pianta non tollera l’eccessiva umidità
Concimazione: non necessaria
Potatura: dopo la produzione del seme, recidere alla base
Manutenzione: molto semplice
Sta bene in: vaso o in aiuole appositamente dedicate
Sta bene con: pochi ortaggi ne tollerano la vicinanza: meglio tenerlo lontano dall’orto
Raccolta: estate

IN CUCINA
In cucina i semi del finocchietto, molto aromatici dal sapore pungente e leggermente piccante, sono molti utilizzati per aromatizzare la salsiccia, il pane, la carne, le focacce, i biscotti e i dolci in generale.
Invece il fogliame, dall'aroma forte e intenso, viene usato per aromatizzare minestre, pesce, legumi, salse di pomodoro, insalate miste o utilizzato in ricette tipiche siciliane come la "pasta con le sarde".
I semi insaporiscono zuppe, salse, carni come lo spezzatino di coniglio alla marchigiana, pesci, marinate, salumi come la finocchiona toscana, conserve come le olive in salamoia, i fichi secchi, le castagne e il vin brulè.
In liquoreria si utilizzano le foglie, i semi e l'olio essenziale per aperitivi, bevande e liquori.
Si unisce in tutte le insalate, senza scartare le foglie che possono essere tritate finemente e usate come una sorta di condimento di qualunque altra verdura, anche poco sapida, dell’orto o dei campi.
IN ERBORISTERIA
Il finocchio selvatico è un potente depurativo e un eccellente antispasmodico di cui si possono apprezzare gli effetti digestivi e carminativi (favorisce l’espulsione dei gas intestinali) soprattutto dopo un pasto abbondante. Nei semi si concentra la maggior quantità di olio essenziale ricco di trans-anetolo, estragolo e fencone, tre sostanze che ti aiutano a digerire bene e contrastano il gonfiore addominale. Il finocchio selvatico è consigliato anche nei bambini molto piccoli, poiché agisce favorevolmente sui dolori addominali e sulle coliche di cui spesso è affetto il neonato nei primi mesi di vita.
Le sue proprietà diuretiche e drenanti possono essere utilizzate per impacchi nella zona perioculare.
Inoltre, l’olio essenziale di Finocchio selvatico viene utilizzato nel massaggio per favorire un’azione drenante e decongestionare dei tessuti, per aumentare la diuresi e restituire leggerezza a tutto il corpo. L’effetto può essere ampliato con una tisana ai semi del finocchio. I semi sono infatti molto indicati in infusione per eliminare il senso di fastidio e pesantezza addominale dovuta a cattiva digestione (dispepsia) e per risolvere problemi di meteorismo.
Uno studio scientifico del gruppo di ricerca di Careggi, effettuato presso il centro di Medicina Integrativa e presentato a Berlino nel 2012, ha dimostrato inoltre le proprietà anticancerogene del Finocchio selvatico. I benefici sarebbero dovuti alla presenza di polifenoli, tra i quali l’EGCG (epigallocatechina-gallato), la ben nota molecola antiossidante presente nel tè verde, capace di inibire l’attivazione tossica dell’estragolo (molecola nociva presente anche nel basilico) e di favorire l’apoptosi (auto-distruzione di cellule malate) riducendo l’attività metastasica.

 

FINOCCHIETTO SELVATICO E FINOCCHIO: NON CONFONDIAMOLI
Il Finocchio selvatico era conosciuto nel Mediterraneo fin dall'antichità per il suo uso alimentare, aromatizzante e curativo.
Maratona, nome della pianura in riva all’Egeo dove gli Ateniesi sconfissero i Persiani nel 490 a.C., significa in greco “campo di finocchi”.
Plinio oltre a consigliare questa pianta per curare la vista e mantenersi giovani, gli attribuiva molte virtù terapeutiche: “le foglie stimolano l’appetito sessuale” e “in qualunque forma il finocchio aumenta lo sperma”.
A Roma, i gladiatori considerati un simbolo di virilità si alimentavano anche con il finocchio per accrescere il loro vigore e coraggio, mentre le matrone lo assumevano per mantenere la "linea".
Discoride e Galeno consigliavano alle puerpere di mangiarne il fusto per favorire la produzione di latte.
Durante il Medioevo, Carlo Magno decretava la presenza negli orti imperiali di questa pianta dalle qualità taumaturgiche.
La Scuola Salernitana insegnava che “Semen cum vino sumptum veneris moves actus, atque senes eius gustu juvenescere dicunt” (il seme del finocchio bevuto col vino eccita i piaceri di Venere e si dice che ridesti nei vecchi il giovanil vigore).
Nella stessa epoca i semi del finocchio si usavano per aromatizzare piatti di maiale o conservare salumi come la finocchiona.
Ha sempre origini medioevali il verbo “infinocchiare”, derivato dal gambo di finocchio offerto dai tavernieri ai clienti per non far distinguere la qualità del vino servito.
Non da ultimo, va sottolineato che il finocchietto selvatico non ha nulla a che fare con il finocchio che si consuma in cucina, che è una varietà diversa (azoricum), appositamente selezionata e coltivata per ottenere l'ingrossamento dei fusti.

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