ELLEBORO
Famiglia: Ranunculaceae  
Descrizione: erbacea o semilegnosa, perenne  
Altezza: 30-50 cm.  
Foglie: grandi, persistenze e lucide, color verde scuro, strettamente lobate  
Fiori:  singoli o multipli su ogni stelo, di colore bianco, verde, rosa, rosso, giallo, viola
Fioritura: da dicembre ad aprile, secondo la specie  
Esposizione: ombra o mezz’ombra  
Terreno: fertile, di medio impasto, ben drenato, anche calcareo  
Annaffiature: irrigare periodicamente, soprattutto d’estate, senza creare ristagni  
Temperatura: fino a -10 °C  
Manutenzione: abbastanza facile  
Concimazione: in primavera e in autunno  
Sta bene in: piena terra, alcune specie anche in vaso  
Sta bene con:   arbusti e alberi a foglia caduca  

 

Il termine Elleboro è formato dalle parole greche “elein” (far morire) e “bora” (alimento), in riferimento alla sostanza venefica che contiene, l’elleborina.
In natura la pianta del genere Helleborus conta circa 30 specie di perenni, alcune a foglia sempreverde, caratterizzate da fiori penduli, anche grandi, singoli o a grappoli, la cui gamma cromatica si è ampliata nel corso del tempo grazie alla varietà di cultivar, diffuse in quattro secoli di coltivazione ornamentale.
I più diffusi, e che potrete trovare facilmente nei nostri Garden sono l'Helloborus niger o rosa di Natale perché fiorisce appunto già a dicembre con i suoi bei fiori candidi, e l’Helleborus orientalis più tardivo, che ha dei grandi fiori in diversi colori, anche doppi e semidoppi. Ma ci sono anche l' Helleborus viridis, o elleboro verde e l'Helleborus purpurascens, dai fiori color violetto.
Tutti i fiori delle diverse specie di Elleboro hanno un aspetto delicato, ma la pianta è, invece, molto resistente e robusta; inoltre non richiede molte cure, anche se cresce con grande lentezza.
Quelli che sembrano fiori in realtà sono formati da cinque sepali (le parti che compongono il calice) che assumono un aspetto petaloide, e che proteggono i nettari che derivano dalla trasformazione dei veri petali.
Solitamente sono coltivati in vaso ma a fioritura ultimata si possono trapiantare nel giardino, l’importante è che le sue forti radici rizomatose che si espandono in profondità abbiano abbastanza spazio, e che la posizione prescelta sia semi-ombreggiata. Quando, alla fine di marzo, la pianta sfiorisce, l’elleboro diventa un piccolo cespuglio verde che d’estate deve vivere in una posizione riparata dal sole cocente. Infatti, in natura gli ellebori preferiscono vivere fra gli arbusti e nelle boscaglie di piante decidue, quindi i luoghi più appropriati del giardino sono i punti più ombreggiati.
Nella stagione calda deve essere innaffiato regolarmente e fertilizzato ogni 20 giorni circa, con un concime per piante fiorite, ricco di fosforo e potassio; d’inverno fusti e radici devono essere rinforzati con fertilizzanti poveri in azoto, per evitare uno sviluppo tardivo che renderebbe la pianta troppo sensibile alle temperature rigide.
L’elleboro è una specie resistente alle malattie, ma può essere soggetto a micosi quali macchia nera o botrytis, favorite dal ristagno di umidità nel terreno.

L’elleboro era conosciuto e utilizzato dagli antichi per le sue proprietà medicinali e, nonostante conoscessero la reale pericolosità della pianta, credevano che il decotto delle radici fosse un valido rimedio alla pazzia.
Una leggenda, ad esempio, narra che con la medicina ricavata dall’Elleboro furono guarite dalla pazzia le figlie di Preto, re di Argo, che credevano di essere state tramutate in vacche. E ad avvalorare a questa credenza ci pensa - tra gli altri - anche il poeta Orazio (65 - 8 a.C.), che consigliava di recarsi a cercare elleboro sull’isola di Anticitera (tra Creta e Cerigo), così da curare le turbe causate dalla pazzia.
Nella tradizione popolare contadina, inoltre, la presenza dell’elleboro nei campi aveva una funzione profetica, poiché i contadini credevano di poter avere una previsione sull’andamento del raccolto contando il numero di piante cresciute nel loro orto. E c’è stato anche chi credeva che la polvere irritante ottenuta dalle sue radici essiccate e polverizzate potesse rendere invisibili le persone.
Nonostante le tradizioni popolari e le leggende che l’hanno tenuto sempre in grande considerazione a fini medicali, in tempi recenti il suo estratto è stato vietato nelle farmacie a causa della sua velenosità: tutte le specie, infatti, contengono alcuni glicosidi in particolare l'elleborina, che ha un'azione simile alle digitali e danneggia il muscolo cardiaco.
Il sapore amaro e l'odore disgustoso dissuadono generalmente dall'ingerirlo gli animali, che è sempre bene tenere lontani dalla pianta, così come i bambini. L’accortezza di lavare le mani dopo aver maneggiato foglie e soprattutto radici - la parte più tossica - può però bastare ad annullare ogni potenziale dannosità della pianta.

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