ABC DELLE PIANTE GRASSE

Si definiscono comunemente grasse, o più correttamente succulente, tutte quelle piante che hanno la capacità di immagazzinare l'acqua nei loro tessuti, riuscendo così a sopravvivere anche per lunghi periodi in condizioni di forte siccità. E’ un gruppo di piante molto ampio e piuttosto eterogeneo, la cui caratteristica comune più evidente è la presenza di organi particolarmente ingrossati. Da ciò deriva l'espressione di pianta grassa - proveniente dal latino crassus (grosso, carnoso) -che fa generalmente pensare che contengano delle sostanze grasse, mentre in realtà gli ingrossamenti sono dovuti alla presenza di liquidi acquosi, per cui è sicuramente più appropriato definirle piante succulente.
Per crescere in ambienti apparentemente ostili a qualsiasi tipo di vita vegetale, le specie succulente hanno sviluppato altri adattamenti che consentono di immagazzinare la maggior quantità di acqua, quando è disponibile, e di ridurre al massimo le perdite di umidità. Molte di queste piante hanno quindi la superficie delle foglie particolarmente coriacea e lucente, ricoperta da uno strato protettivo ceroso, oppure, al contrario, sono provviste di una peluria sericea o lanosa che ha la funzione di trattenere la poca umidità atmosferica presente durante le ore notturne o nelle zone nebbiose. Anche la presenza di aculei e spine ricurve e robuste, oltre a essere una difesa contro i predatori, alla funzione di convogliare l'umidità verso la base della pianta, mentre le spine leggere e sottili, simili a peluria, costituiscono una protezione dalle radiazioni solari.
La maggior parte delle succulente ha inoltre elaborato speciali difese per sfuggire agli animali predatori, come la presenza di sostanze sgradevoli, caustiche, o tossiche. Servono a ciò, ad esempio, il lattice delle Euforbiacee, la trasformazione delle foglie in spine, o l’aspetto mimetico con l'ambiente circostante.
Solo i fiori di queste specie sono colorati e appariscenti per attrarre gli insetti, ma la durata della loro fioritura è spesso molto breve: alcune succulente hanno fiori notturni che si aprono all'imbrunire, quando iniziano a volare le farfalle o i pipistrelli preposti alla loro impollinazione; altre specie producono fiori carnosi dall'odore di putredine, poiché devono attrarre insetti necrofili.
Sono molteplici poi gli accorgimenti sviluppati da queste piante per garantire la riproduzione e la diffusione della specie in ambienti così poco ospitali. I semi, infatti, hanno generalmente un'elevata capacità germinativa sfruttando periodi di umidità anche molto brevi, mentre molte sono in grado di moltiplicarsi facilmente anche per via vegetativa.
Tutte le piante grasse hanno elaborato forme e strutture, a volte bizzarre, che rappresentano spettacolari adattamenti a condizioni di vita difficilissima, caratterizzati da aridità e calore intenso.
Sono tondeggianti, a forma di colonna, candelabro, piccolissimo, con torte, aggraziate, ricoperti di gomitoli setosi, erette prostrate, ma sempre spettacolari nella ricerca della vita.

SUDDIVISIONE
Per un’elementare suddivisione delle piante grasse in base alle loro caratteristiche, si considerano solitamente i due grandi ed eterogenei gruppi delle piante a fusto carnoso e d quelle a foglie carnose.
Le piante a fusto carnoso trattengono elevate quantità di acqua all'interno del fusto, che si modifica in forme rigonfie e tondeggianti, prive di foglie per limitare l'evaporazione. La forma globosa o cilindrica, infatti, è quella che offre la minore superficie esterna rispetto al volume contenuto, permettendo di ridurre moltissimo la perdita di acqua. Pressoché tutte le cactacee desertiche, comunemente arrotondate cilindriche nella conformazione, accumulano acqua nel fusto.
Le cactacee provenienti dalla giungla hanno forme molto diverse, poiché non hanno necessità di trattenere l’acqua, stanti le condizioni di elevata umidità atmosferica. In questo caso le piante hanno sviluppato un fusto tendenzialmente appiattito, finalizzato al maggior assorbimento possibile della poca luce attraverso la fitta copertura della foresta. Le costolature e le screpolature presenti sul fusto di numerose specie, sono adattamenti "a fisarmonica", in grado di fornire al fusto la possibilità di tendersi a ridursi secondo la quantità di acqua disponibile e presente all'interno dei propri tessuti. La stessa finalità hanno i diversi rivestimenti presenti sul fusto e sulle foglie, spesso ricoperti da uno strato ceroso che contiene la dispersione dell’umidità.
Appartengono al gruppo di piante a foglie carnose, quelle le cui foglie sono in grado di avvizzire e poi rigonfiarsi secondo la quantità di acqua disponibile. Frequente, in esse, è l'assenza di un vero fusto, sostituito da una rosetta di foglie basali che con la sua struttura assolve il compito di procurare ombreggiamento sul terreno, così come la creazione di sostanze cerose o pruinose che ricoprono le foglie per evitare la dispersione di liquidi.

GLI AMBIENTI NATURALI
È opinione diffusa che le piante succulente crescano soltanto nelle regioni desertiche. In realtà queste particolari forme vegetali sono il risultato di specifici adattamenti a tipi di ambienti anche molto diversi tra loro. La maggior parte delle specie succulente è originaria dell'America e dell'Africa, anche se non mancano rappresentanti nella sua ora dell'Europa e dell'Asia. Le specie che crescono in montagna nella fascia di alta quota sono esposte a intense radiazioni solari, alla forza dei venti e all’elevata escursione termica con temperature notturne invernali rigidissime. Il terreno è generalmente roccioso, pietoso, poco profondo e incapace di trattenere l'acqua. Estreme condizioni di vita crescono, ad esempio, sulle Ande boliviane numerose specie del genere Lobivia e sulle montagne del Messico i cuscinetti spinosi tipici del genere Mammillaria punto anche nella flora del nostro paese sono numerose le piante succulente che vivono in luoghi montani fino ad altitudini elevate, come i comuni Sedum e Semprevivum, che spesso formano estese colonie sulle rocce o sui muri di pietra. Non si trovano succulente neri deserti, ma solo in quelle zone sub desertiche in cui a mesi di totale siccità si alternano brevi periodi piovosi, che consentono loro di reidratarsi. Tra queste vi sono molte cactacee che crescono sui terreni poveri delle pianure e degli altopiani degli Stati Uniti sud occidentali e del Messico, e che possono talvolta formare estesi popolamenti, come nel caso delle foreste di saguari in Arizona.
Vi sono poi zone semidesertiche in prossimità delle coste del Cile, del Perù e di alcune zone del Sudafrica, dove, grazie alle correnti marine, si hanno formazioni nebbiose persistenti che forniscono alle piante l'umidità necessaria. Alcune Le piante succulente crescono rigogliose nelle foreste pluviali di molte regioni tropicali e subtropicali. Si tratta perlopiù di specie epifite che si sviluppano sui fusti altre piante e hanno spesso quindi un portamento rampicante o ricadente. Tra queste le più conosciute coltivate sono le numerose specie dei generi Epiphyllum e Schlumbergera, dai quali sono stati selezionati anche un’infinità d’ibridi orticoli. Contrariamente alla maggior parte delle succulente, queste piante vivono su substrati di foglie marcescenti, in ambienti caldo-umidi e semi-ombrosi, dove la luce arriva filtrata dalle chiome degli alberi sovrastanti.

SPINE
In qualunque specie vegetale, l'acqua entra nella pianta attraverso le radici ed esce dalle foglie e dai tessuti non legnosi: ecco quindi che nelle piante del deserto avviene la trasformazione delle foglie in spine, in cui la superficie disperdente è talmente esigua da potersi considerare un carattere distintivo per tutte le specie.
Le spine hanno diverse forme e colori: possono essere leggere e lanose, oppure dure e appuntite, ritte o ricurve, comunemente ben acuminate.
Le loro funzioni sono diverse: limitare la dispersione dell'acqua, condensare l'umidità atmosferica (se fini e numerose), offrire protezione dal freddo e dal sole cocente (se setose), l'azione difensiva contro gli erbivori (se rigide e acuminate).
FIORI
La fioritura rappresenta il momento di maturazione della pianta, cioè la sua possibilità di riprodursi e di perpetuare la specie attraverso l'impollinazione. La fioritura di una pianta grassa è uno spettacolo affascinante: massiccia e rigida nella forma, al momento della fioritura esprime una grazia insospettabile. Per ogni pianta, di qualunque tipo essa sia, è necessario che la grande fatica consumata per arrivare alla fioritura non sia vanificata da condizioni ambientali avverse che impedirebbero il successo riproduttivo. Per questo la riproduzione di piante che vivono in condizioni difficilissime è favorita dalla selezione di particolari meccanismi di regolazione del fiore. Nelle regioni desertiche, costrette dalle grandi arsure a lunghi periodi di riposo vegetativo, dopo una pioggia tutta la pianta si sviluppa molto rapidamente e riesce a emettere in poco tempo il fiore, che deve essere rapidamente notato e impollinato dagli insetti.
I fiori delle piante grasse sono sempre molto appariscenti: brillanti e con colori che coprono tutta la gamma delle sfumature cromatiche quelli che si aprono di giorno a favore d’impollinatori delle abitudini diurne; di colore bianco pallido nelle specie che si aprono il buio, a favore delle farfalle notturne.
In alcuni casi sviluppano fiori dalle profumazioni particolarmente sgradevoli, però apprezzate dei pipistrelli; in altri modificano la loro forma, inventando una corolla a imbuto adatta a ricevere il becco del colibrì.
Molte specie, come Opuntia e Cereus, sviluppano fioriture effimere, della durata di una sola notte. In altri casi si tratta di fioritura prolungata nel tempo, come per l’Aloe. Nell’Agave si verifica un'unica fioritura in tutta la vita: dopo parecchi anni di sviluppo la pianta emette un lungo stelo con fiori all'apice, quindi deperisce e muore. La Stapelia, invece, forma fiori carnosi e persistenti che restano fertili a lungo sulla pianta, aumentando le probabilità di essere impollinati con successo.
La fioritura, che avviene prevalentemente in primavera o in estate, avviene solo per esemplari di dimensioni non troppo contenute, di almeno due o tre anni di età.

COLTIVAZIONE
Nei luoghi in cui il clima è sufficientemente mite, le piante succulente possono vivere all'aperto anche d'inverno. In regioni dove le temperature minime scendono sotto zero solo in casi eccezionali, la coltivazione delle succulente in piena terra consente di realizzare giardini di notevole effetto estetico, giocati su gli insoliti accostamenti tra forme vegetali bizzarre dall'aspetto quasi scultoreo.
Requisito indispensabile per coltivare queste piante all'aperto è un terreno molto sciolto che assicura un buon drenaggio ed evita possibili marciumi alle radici. Generalmente sono particolarmente adatti i terreni rocciosi, in pendio, che si possono anche realizzare artificialmente costruendo aiuole rialzate, aumentando la porosità del substrato con aggiunta di materiale grossolano.
La maggior parte, però, non è rustica: quasi tutte le piante grasse devono obbligatoriamente essere coltivate in vaso.
CONTENITORE
La scelta del tipo di contenitore da utilizzare è condizionata dei gusti personali e dei metodi di coltivazione. Per quanto concerne i materiali, i vasi di plastica hanno il vantaggio di essere più economici rispetto a quelli di terracotta, più facili da pulire e disinfettare, più leggeri da spostare e, se quadrati, aiutano a ottimizzare lo spazio. Quelli di plastica impediscono la traspirazione ed evaporazione, quindi occorre essere più attenti con le innaffiature e utilizzare un substrato che assicuri un ottimo drenaggio. Al contrario, i vasi di terracotta sono porosi e di conseguenza si asciugano più rapidamente e possono essere completamente interrati in un’aiuola all'aperto d'estate. Sono preferibili per ospitare esemplari colonnari di una certa altezza in quanto, essendo più pesanti, rendono la pianta più stabile.

TERRENO
La condizione indispensabile per tutte le succulente è che il substrato sia particolarmente poroso e ben drenato, in modo tale da non consentire ristagni d'acqua che possono favorire lo sviluppo di pericolosi marciumi dell'apparato radicale.
Una formula base per la coltivazione è quella formata da un terzo di terriccio di foglie maturo, un terzo di sabbia non calcarea e un terzo di elementi grossolani come pomice o argilla espansa.
Alcune piante, come ad esempio il Lithops, possono richiedere una formula più minerale, più povera di sostanza organica, che si ottiene usando gli stessi elementi, ma nelle percentuali rispettivamente del 20%, 40% e 40%. Al contrario si può ottenere una formula più fertile con percentuali al 60% 20% e 20% per le specie epifite coltivate soprattutto per i fiori. Inoltre, se le piante sono sistemate in una serra calda dove le temperature estive possono diventare molto elevate, converrà aumentare la quantità di terriccio o aggiungere della torba per ridurre la frequenza delle innaffiature.
È buona norma, infine, ricoprire il terriccio del vaso con un leggero strato di pacciamatura, per trattenere un po' di umidità e impedire, per quanto possibile, la crescita delle erbe infestanti. Si possono utilizzare diversi materiali, come ghiaia fine, perlite, pomice o perlisco triturato. E’ sconsigliabile invece, l'uso delle conchiglie sminuzzate o di altro materiale calcareo, che contribuiscono ad aumentare l’alcalinità del terreno, salvo che si tratti di piante amanti di questo tipo di terreni.
ILLUMINAZIONE
La luce è un elemento vitale per tutti i vegetali, fattore indispensabile alla funzione clorofilliana per la formazione delle sostanze organiche, ma non tutte le piante succulente richiedono la stessa quantità di luce. Alcune specie originarie di zone desertiche gradiscono posizione di pieno sole, altre un'illuminazione indiretta, soprattutto d'estate, poiché in natura vivono in luoghi al riparo di piante e arbusti più grandi.

TEMPERATURA
In coltivazione tutte le piante succulente vivono in ambiente protetto, perlomeno durante il periodo invernale, a temperatura in genere un po' più alte di quelle che supportano i loro habitat naturali, poiché è difficile mantenere sufficientemente bassa la percentuale di umidità. Nelle regioni a clima temperato-freddo, l'ideale è la coltivazione in una veranda o in una serra fredda, così da mantenere una temperatura minima invernale variabile tra 5 e 10°C.
D’estate la temperatura ottimale è di 25-30°C, anche se sono tollerati picchi intorno ai 40°C. Inoltre, per permettere la fioritura di molte cactacee, è indispensabile un periodo di riposo con valori di temperatura e umidità molto bassi, con scarsa o nulla somministrazione di acqua.
CONCIMAZIONE
Sono molti, oggi, i prodotti specifici per le piante grasse in commercio.
Come per tutti i concimi, la percentuale (titolo) dei tre elementi più importanti è sempre indicata sull'etichetta del fertilizzante secondo una sequenza di; Azoto (N), Fosforo (P) e Potassio (K).
L’eccesso di azoto è sempre controindicato nella coltivazione delle succulente, poiché peggiora la qualità delle piante e favorisce marciumi. Occorrerà quindi scegliere un concime in cui il primo numero sia molto più basso degli altri due.
La concimazione va eseguita solo durante il periodo vegetativo delle piante e senza esagerare (anche tenendosi ben al di sotto del dosaggio segnalato sulla confezione), perché deve solo reintegrare la perdita di sali minerali assorbiti dalle piante e dilavati dall’acqua delle innaffiature.

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